Affettati in svezzamento: sono vietati?

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Metti una pizza il sabato sera, una pasta al forno, una piadina in pausa pranzo…ecco che il consumo di affettati nelle nostre tavole è molto frequente, anche più di quanto dovrebbe esserlo!

D’altronde con il loro gusto saporito, oppure quella leggera affumicatura, sono largamente apprezzati da adulti e bambini.

Li ritroviamo come antipasti al ristorante, li infiliamo in un panino quando siamo di fretta e ci sono anche nei menu scolastici, a partire dall’asilo nido! Si proprio così mamma: quel prosciutto cotto che tu avevi tenuto finora lontano dal piatto di tuo figlio, eccolo lì che compare al primo pasto in asilo…

Ed ecco che iniziano a sorgere tanti dubbi: “Ma si può dare il prosciutto cotto?”, oppure “Ma da quando si possono offrire gli affettati?”, “Meglio il cotto o la bresaola?”

Non entrare in panico, ti spiego bene il perché gli affettati non sono vietati in svezzamento, ma il loro consumo deve essere sporadico.

Gli affettati infatti, presentano delle criticità: sono carni processate, ovvero carni che sono state trasformate mediante salatura, stagionatura, fermentazione, affumicatura o altri processi per migliorarne il sapore o per prolungarne la conservazione. 

Sono proprio questi processi industriali, però, a rendere questi alimenti critici.

Dopo aver passato in rassegna circa 800 studi epidemiologici, l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che fa parte dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha decretato che le carni processate (come salumi e wurstel) sono cancerogene per l’uomo, in quanto proprio la lavorazione della carne può provocare la formazione di sostanze chimiche cancerogene.

Ovviamente dipende anche dalle quantità che se ne consumano: un consumo quotidiano certamente aumenta il rischio, ma saltuariamente possono essere consumati e offerti anche ai più piccoli.

Nessun alimento infatti deve essere demonizzato, né esaltato, ma bisogna essere consapevoli rispetto al fatto che alcuni alimenti possono essere offerti più volte anche durante la stessa giornata e altri devono essere consumati con meno frequenza, come nel caso degli affettati. La Società Italiana di Pediatria, li inserisce nella piramide alimentare transculturale con una frequenza di una volta a settimana. Questo significa che se nel menu scolastico di questa settimana trovi il prosciutto cotto e il tuo bambino lo mangia, allora a casa non offrirai altri affettati nei giorni a seguire.

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Altro tasto dolente per gli affettati è la presenza di sale. È noto che i bambini soprattutto nel primo anno di vita devono limitare il consumo di sale, sia perché i loro reni non sono in grado ancora di eliminare il sodio, sia perché abituarli a sapori troppo salati interferisce con l’apprendimento di tutti gli altri sapori che, soprattutto con i primi assaggi, risulta fondamentale al fine di formare il loro ventaglio di gusti.

Quando infatti si offrono spesso alimenti contenenti molto sale, il bambino tenderà a richiederli molto di più, in quanto l’alimento senza risulterà molto meno appetibile. Tuttavia un eccessivo consumo di sale, anche in età adulta predispone ad un maggior rischio di ipertensione arteriosa, quindi è auspicabile che tutta la famiglia ne faccia un uso moderato. Questo non significa non salare l’acqua della pasta oppure non insaporire delle patate lesse, ma piuttosto non far rientrare nella quotidianità della giornata alimentare prodotti che contengono tanto sale, come ad esempio i formaggi e, appunto, gli affettati.

Se il momento dello svezzamento si sta avvicinando e non sai proprio da dove partire, contattami per una consulenza: info@nutrigiocando.it