Latte e bevande vegetali in svezzamento: come orientarsi?

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L’alimentazione di un bambino fino ai sei mesi deve essere esclusivamente costituita dal latte materno o in formula, senza alcun interferente esterno come acqua o tisane di vario tipo.

Dai sei mesi in poi l’alimentazione diventa complementare, ovvero al latte si affiancano i primi assaggi di cibi solidi, fino ad arrivare a dei veri e propri pasti completi. In questo periodo tuttavia, l’allattamento proseguirà fino a che mamma e bimbo lo vorranno e il latte rimarrà l’alimento principale nel primo anno di vita.

Dai 12 mesi invece, se il bambino gradisce, è possibile inserire il latte vaccino, fino ad ora sconsigliato, se non per delle preparazioni come il purè di patate, dove le quantità sono davvero minime. Inoltre devi sapere che proprio perché si differenzia nutrizionalmente dal latte materno o dal latte formulato e non ne è un sostituto, non è opportuno offrirlo con il biberon, ma andrà versato in un bicchiere o in una tazza.

Ma perché è sconsigliato dare il latte vaccino e in generale latte di un’altra specie animale sotto i 12 mesi?

Il problema di questo alimento è che è molto ricco di proteine (infatti è pensato per sfamare un animale e non un essere umano, se ci pensi bene!), nutriente di cui i bambini non hanno molto bisogno (al contrario di carboidrati e grassi buoni). Molti studi, infatti, riportano come un eccessivo introito proteico nei primi 2 anni di vita è direttamente correlato a un aumentato rischio di sviluppo di malattie metaboliche come obesità e diabete.

Dopo l’anno di vita è possibile introdurlo ma è comunque consigliato di non esagerare con le quantità: le linee guida del Ministero della Salute del 2016 infatti consigliano di limitare l’uso del latte vaccino a massimo 200-400 ml al giorno o addirittura di rinviare l’introduzione dopo i 2 anni.

Oltre alla faccenda delle proteine, il motivo di questo monito è anche dovuto ad altro: il latte vaccino, infatti, è ricco di proteine ma anche di sodio che vanno a sovraccaricare quindi i reni del bambino. Inoltre ha uno scarso contenuto di ferro quindi vi è un maggior rischio di anemia e quel poco ferro che c’è va in competizione con il calcio per essere assorbito a livello intestinale.

Le tante raccomandazioni che ancora vengono date da qualche nonna o zia poco informata di dare latte e latticini nella prima infanzia per irrobustire le ossa non sono né vere né utili, come invece lo è un’alimentazione varia e ricca anche di legumi e semi oleosi che contengono molto calcio e non in ultimo l’attività fisica.

Anche le bevande vegetali non sono dei sostituti del latte umano o formulato, a causa della loro composizione, che è talmente diversa da non soddisfare neanche lontanamente le esigenze nutritive di un neonato.

È possibile offrirle dopo i sei mesi e forniscono un buon apporto di proteine vegetali, minerali e vitamine. Bisogna però sceglierle in maniera oculata, ovvero senza zuccheri aggiunti, ma addizionate con calcio e vitamine.

Quello che forse non  sai è che esistono anche alcuni tipi di latte formulato di origine vegetale, che hanno nella loro composizione soia o riso.

Questo tipo di latte viene scelto dalle famiglie vegane o vegetariane, ma anche in caso di alcune patologie del neonato come ad esempio allergia alle proteine del latte vaccino, gallatosemia o deficit di lattasi. È bene precisare che non ci sono evidenze scientifiche per cui l’uso di formulato di soia dia effetti avversi: questo lo si pensa spesso per il contenuto di fitoestrogeni nella soia (ovvero molecole simili agli estrogeni che possono andare a modificare l’attività ormonale), ma in realtà dagli studi presenti su adulti nutriti con formulati di soia emerge che essi non hanno avuto alcun problema di fertilità: anzi nelle femmine i fitoestrogeni sono protettivi per l’insorgenza di tumore al seno in età adulta.