Quante volte hai detto o sentito dire questa frase: “Se non vuoi i fusilli al pomodoro, ti preparo un’altra cosa, basta che mangi!”
Non sono qui per giudicarti cara mamma o caro papà, ma solo per aiutarti: assecondare un rifiuto del tuo bambino proponendo un’alternativa al pasto che avevi preparato, non ti porterà ai risultati sperati nel lungo termine.
Perché è vero che sul momento mangerà la seconda proposta che gli metterai davanti, ma è anche vero che se l’aspetterà ogni giorno…E tu ogni giorno gliela preparerai entrando in un loop dal quale poi è difficile uscire.
Quello su cui vorrei farti riflettere non è tanto il gesto in sé, ma il significato più profondo del nutrire il tuo bambino e il messaggio educativo che passa a lui.
Nutrirsi è più che mangiare: è condivisione, è gusto, è raccontarsi, è amarsi ed è anche piacere. Cucinare è mettere in pista la propria fantasia, il proprio impegno e il proprio tempo (e non a tutti piace, tra l’altro!).
Si lo so, non è bello che dopo aver cucinato con tanto amore e tanta pazienza un piatto, questo venga bruscamente rifiutato nel giro di 10 secondi.
Ma è qui che devi cambiare il tuo approccio: ricordati che sei tu a decidere dove, quando e cosa si mangia. Al tuo bambino il compito di decidere se e quanto mangiarne.
Si chiama divisione delle responsabilità ed è davvero l’unica regola che serve a tavola.
“E cosa dovrei fare?” – mi dirai.
Fai sempre una proposta completa: nel piatto ci devono essere tutti i nutrienti di cui un bambino ha bisogno, nella forma di piatto unico o pietanze separate. Lui deciderà cosa mangiare di quella proposta.
Mangia tutto? Bene.
Non mangia alcune cose? Bene uguale.
Non mangia proprio nulla? Bene anche qui: l’importante è che tu gli dica che se non vuole mangiare non è un problema, ma che la mamma non ha preparato altro se non quello che c’è in tavola. Il prossimo pasto sarà fra qualche ora.
Ti posso assicurare che non morirà di fame. Magari farà qualche capriccio, urlerà o terrà il broncio.
Cosa avrai ottenuto quindi?
Il rispetto per la tua figura di nutrice: hai cucinato per tutta la famiglia, hai impiegato del tempo per farlo, la tua proposta era completa, il cibo era buono.
Non hai nulla da rimproverarti: la scelta di non mangiare è la sua e non puoi fare altro che rispettarla, pur non condividendola.
Lui si ricorderà di questo episodio e ne farà tesoro: magari non subito, ci vorrà del tempo, ma la perseveranza alla lunga ripaga.
L’alternativa no.
N.B. Se il tuo bambino è ai primi assaggi e dopo desidera il latte…ecco, questo non è dare un’alternativa, ma complementare la proposta con l’alimento principale per il bambino durante il primo anno di vita!
Infondo, proprio per questo si chiama “alimentazione complementare…a richiesta”!