Negli ultimi anni, sempre più genitori si affidano agli schermi per gestire i pasti dei propri bambini. Video, cartoni animati o giochi su tablet e smartphone vengono usati come distrattori per far mangiare i più piccoli senza capricci o rifiuti. Ma questa strategia, apparentemente efficace nel breve periodo, porta con sé una serie di conseguenze negative, sia per lo sviluppo del bambino che per la relazione con il cibo.
Un recente studio scientifico, pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, ha evidenziato come l’esposizione precoce agli schermi sia correlata a un rallentamento nello sviluppo cognitivo. Questo dato dovrebbe far riflettere sull’importanza di limitare il tempo passato davanti a uno schermo, soprattutto nei primi anni di vita.
Ma cosa succede quando il bambino viene messo davanti a un dispositivo durante i pasti?
Un falso aiuto che crea dipendenza
L’uso dello schermo a tavola si basa su un meccanismo semplice: distrarre il bambino per farlo mangiare “senza accorgersene”. In realtà, questo metodo non risolve il problema alla radice, anzi, lo amplifica. Il bambino non impara a riconoscere la fame e la sazietà, non sviluppa un rapporto sereno con il cibo e, nel tempo, potrebbe aver bisogno dello schermo per mangiare qualsiasi pasto.
Distinguere la fame dalla sazietà è una competenza innata dei bambini in fase di svezzamento e molto preziosa. Qualsiasi cosa che vada ad interferire con la loro capacità di autoregolazione (ho fame: mangio; sono sazio: non mangio più), come gli schermi in questo caso, va a compromettere questa capacità di distinguire le sensazioni interne che il corpo invia loro.
Si crea così un circolo vizioso: il bambino rifiuta il cibo, i genitori ricorrono allo schermo, il bambino si abitua alla distrazione e fatica ancora di più a mangiare senza.
Gli schermi come distrattori emotivi
Oltre all’impatto sullo sviluppo cognitivo, l’uso degli schermi a tavola ha un effetto importante sulla regolazione emotiva del bambino. Mangiare è un’esperienza sensoriale ed emotiva: il bambino deve imparare a riconoscere i segnali del proprio corpo, a distinguere i sapori, a sviluppare curiosità per il cibo. Se ogni pasto viene vissuto con un cartone animato in sottofondo, queste esperienze si annullano.
Non solo: lo schermo impedisce al bambino di vivere il momento del pasto come un’occasione di condivisione familiare. Guardare un video mentre si mangia riduce la comunicazione con i genitori e con il contesto circostante, rendendo il pasto un’azione meccanica piuttosto che un momento di relazione.
Perché gli schermi sotto i due anni andrebbero evitati?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di evitare l’esposizione agli schermi nei bambini sotto i due anni. Questo consiglio si basa su numerosi studi che dimostrano come l’uso precoce degli schermi possa interferire con lo sviluppo del linguaggio, della concentrazione e delle capacità sociali. A quest’età, i bambini hanno bisogno di esperienze reali per sviluppare il loro cervello: interagire con i genitori, manipolare oggetti, osservare l’ambiente circostante.
Anche la Società Italiana di Pediatria nel 2018 ha prodotto il primo Position Statement sull’uso di smartphone e tablet in bambini di età compresa fra 0 e 8 anni. Dall’indagine è emerso come vi siano numerose evidenze scientifiche che dimostrano come le tecnologie digitali influiscono oltre che sullo sviluppo neuro-cognitivo, anche sulle funzioni metaboliche.
Quando si introduce lo schermo a tavola così presto, si rischia di abituare il bambino a un tipo di stimolazione passiva che potrebbe influenzare il suo approccio al cibo per molti anni, aprendo le porte ad un maggior rischio di disturbi del comportamento alimentare.
Quali alternative agli schermi?
Il rifiuto del cibo è una fase normale nello sviluppo dei bambini e può avere molte cause: scarsa fame, bisogno di autonomia, esplorazione delle proprie preferenze. Piuttosto che ricorrere agli schermi, è utile adottare strategie che aiutino il bambino a vivere il momento del pasto in modo positivo:
Coinvolgerlo nella preparazione: permettergli di toccare gli alimenti, mescolare, servire il piatto può renderlo più propenso ad assaggiare.
Creare una routine alimentare: stabilire orari regolari, mangiare insieme (ogni qual volta si può) senza fretta e senza pressioni.
Evitare di forzarlo: il bambino dovrebbe imparare a riconoscere fame e sazietà senza sentirsi obbligato a finire il piatto.
Essere un buon modello: i bambini imparano osservando. Se vedono i genitori mangiare con piacere, saranno più curiosi di assaggiare.
Rendere il pasto un momento piacevole: conversare, raccontare storie, rendere il pasto un’occasione di condivisione.
Eliminare gli schermi a tavola è il primo passo per aiutare il bambino a sviluppare un rapporto sereno con il cibo e con la famiglia. Anche se all’inizio può sembrare difficile, con pazienza e strategie adeguate si può trasformare il pasto in un’esperienza positiva per tutti.
Fonti:
Yang et al., Associations of screen use with cognitive development in early childhood: the ELFE birth cohort, Journal of Child Psychology and Psychiatry (2023)
Pamela Pace, Sfamami, ed. Mimesis
Bozzola et al. Media devices in pre-school children: the recommendations of the Italian pediatric society Italian Journal of Pediatrics (2018) 44:69
Bozzola et al. Italian Journal of Pediatrics (2018) 44:69