L’allattamento al seno è uno dei meccanismi biologici più fini ed affascinanti, rappresentando di fatto un filo conduttore naturale che continua ad unire mamma e figlio anche dopo la nascita in una maniera unica e speciale.
Eppure questo argomento rischia sempre di essere al centro di discussioni, critiche e consigli non richiesti.
Scommetto che anche tu, come me, ti sia sentita dire almeno una volta:
“Guarda che se piange è perché il tuo latte gli ha fatto male…cosa hai mangiato?”
E ancora…
“Te l’avevo detto: il tuo latte non gli basta!”
Oppure…
“Ancora allatti? Ormai è acqua!”
Per non parlare delle mamme che, per scelta personale o perché non avevano scelta, hanno dato al loro bambino il biberon. Se sei fra queste, sicuramente ti sarà capitato che il giudizio altrui ti abbia ferita, facendoti sentire non adeguata o “meno mamma”.
In entrambe i casi, non è colpa tua, mamma!
Purtroppo al giorno d’oggi ci portiamo ancora dietro credenze e convinzioni retrograde, che altro effetto non hanno se non quello di farti star male.
E tu non hai bisogno di questo. In un periodo della tua vita così intenso, nuovo e speciale, avresti solo bisogno di essere rassicurata e protetta.
L’allattamento al seno in particolare, infatti, è sì una fase molto emozionante, ma anche impegnativa per tutte le neomamme, nessuna esclusa, in quanto richiede maggiore energia rispetto alla gravidanza. Talvolta l’avvio non è dei migliori, entrando in gioco dinamiche molto diverse fra loro e, purtroppo, sono in tante a scoraggiarsi.
Per questo motivo è fondamentale farsi seguire da professionisti che fin dai primi giorni possano aiutarti a ingranare la giusta marcia, supportarti nei momenti “no” (che ci sono, lo so perché ci sono passata), per proseguire poi in autonomia.
Il fatto che allattare sia la cosa più naturale del mondo, non significa, infatti, che le difficoltà non ci siano.
A volte, addirittura, sorgono delle controindicazioni all’allattamento al seno.
Ad esempio, quando la mamma sta facendo una cura che la espone a sostanze radioattive o a chemioterapici o ad alcuni farmaci che possono passare nel latte, oppure se fa uso di droghe. A volte la mamma può avere delle malattie infettive in atto, come ad esempio tubercolosi oppure HIV o virus oncogeni in grado di passare nel latte.
Altre volte invece ci sono delle patologie neonatali congenite dovute a difetti enzimatici, che impediscono l’avvio dell’allattamento al seno, come ad esempio la galattosemia (deficit enzimatico che impedisce la digestione del galattosio contenuto nel latte materno), per cui si farà ricorso al latte in formula.
Detto ciò, in tutti gli altri casi l’allattamento al seno esclusivo nei primi 6 mesi di vita è fortemente consigliato e raccomandato dall’OMS e dall’UNICEF, in quanto garantisce una crescita sana e un sano sviluppo del neonato.